E-commerce: storia e dati statistici utili a chi vuole fare commercio elettronico

[vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]Ormai l’e-Commerce è entrato nella nostra vita, ci siamo abituati e forse diamo per scontato i benefici della vendita di prodotti e servizio online.

 

Non serve tornare indietro nel tempo di molto, bastano soltanto un paio di decenni. Allora, mai avremmo pensato di poter acquistare dei libri senza recarsi in libreria, direttamente seduti davanti allo schermo del nostro pc, oppure, semplicemente usando il tablet e lo smartphone, leggere la trama e i commenti degli altri lettori

 

Pochi anni fa, tutto questo sembrava essere solamente un lontano sogno, mentre oggi è la pura realtà ed ha un nome: eCommerce, o in italiano commercio elettronico.

 

Possiamo affermare con certezza che tutto ciò non è solo una semplice realtà, bensì un settore in continua espansione, che, di anno in anno, conquista nuove fette di mercato grazie alla crescita esponenziale del numero di “shoppers” (acquirenti online) presenti sul web.

[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”20100″ img_size=”full” style=”vc_box_shadow_3d” qode_css_animation=”element_from_fade”][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text]Se vuoi saltare la parte storica  puoi leggere subito “come aprire un negozio online”[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_separator type=”normal” position=”center”][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column width=”1/4″][vc_single_image image=”20103″ img_size=”full” alignment=”center” style=”vc_box_shadow_3d” qode_css_animation=””][/vc_column][vc_column width=”3/4″][vc_column_text]

E-commerce: dati statistici

 

Sono i numeri a parlare chiaro: in Italia nel 2004 il fatturato proveniente dalle vendite su internet ammontava a 1.645.683.000 euro; nel 2013 era di ben 22.337.275.000 euro. Un dato a dir poco impressionante, e lo è ancor più se si considera che il numero delle vendite sembra destinato a crescere, poiché ad avere accesso ad internet sono ormai l’82% degli italiani1.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text]Parlando di e-commerce, possiamo far risalire la sua nascita allo sviluppo dello scambio elettronico di dati (Electronic Data Interchange), inizialmente progettato per la condivisione di documenti aziendali tra due o più computer. L’Electronic Data Interchange (EDI) nasce durante gli anni ’60 del Novecento, nel tentativo da parte di alcune aziende di creare uffici «privi di carta». Fu però solamente nel decennio successivo, in seguito allo sviluppo dello standard ASC (Accredited Standard Committè), che alcune aziende iniziarono ad adottarlo. Nasceva così la prima fase embrionale dell’ecommerce, che dava la possibilità alle imprese di scambiare informazioni, effettuare ordini e trasferire fondi utilizzando solamente un computer.

 

Con lo sviluppo del progetto ARPANET (Advanced Research Projects Agency computer Network), l’antenato di internet, il concetto di comunicazione di dati cambiò radicalmente. Pensato per scopi militari durante gli anni della Guerra fredda, per poi continuare ad essere sviluppato in ambiente universitario e governativo, il progetto Arpanet già conteneva in sé l’embrione di quella che sarebbe stata una delle tecnologie più innovative della storia: la creazione di una rete globale che collegasse tutto il Mondo.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text][su_divider text=”Torna su” style=”dashed” divider_color=”#e6e6e6″ link_color=”#cdcdcd” margin=”20″][/su_divider][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]

E-commerce: quale è stato il primo tentativo di commercio elettronico?

 

Il primo tentativo di e-commerce risale agli anni ’70 ed è descritto da John Markoff come «l’atto seminale dell’ecommerce»2. Molto prima dell’avvento di Amazon e di Ebay, alcuni studenti della Stanford University utilizzarono la rete Arpanet per scambiare marijuana con i colleghi del Massachusset Istitute of Tecnology. Non passarono molti anni dall’episodio quando Michael Aldrich inventò nel 1979 lo shopping online, mettendo insieme le tecnologie che stanno alla base di un comune televisore domestico, di un computer e della linea telefonica.

 

L’invenzione di Aldrich dava il via ad un nuovo modo di intendere il rapporto tra consumatore ed aziende, oppure tra aziende stesse. Potremmo quasi considerarla come l’era primordiale dei concetti come B2B (business to Business) e B2C (Business to Customer). Quello che in passato sembrava essere solamente la trama contenuta in qualche libro di fantascienza diventava realtà: nasceva così il commercio elettronico, chiamato più comunemente e-commerce o negozio online.

 

[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”20107″ img_size=”full” alignment=”center” style=”vc_box_shadow_3d” qode_css_animation=”element_from_right”][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text]Nonostante la sua enorme potenzialità, fu solamente a partire dal 1990 che lo sviluppo dell’e-commerce trovò la propria strada. In quell’anno, infatti, vedeva la luce quella che sarebbe diventata la vera rivoluzione dell’era contemporanea: il World Wide Web di Tim Berners-Lee. Nato anch’esso, inizialmente, in ambito militare è divenuto negli anni parte integrante della nostra vita quotidiana. Lo sviluppo di interfacce grafiche GUI (Graphical User Interface), unite alle enormi potenzialità del web e alla creazione del linguaggio HTML portarono allo sviluppo di internet così come lo conosciamo oggi.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text][su_divider text=”Torna su” style=”dashed” divider_color=”#e6e6e6″ link_color=”#cdcdcd” margin=”20″][/su_divider][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text]

Ma cosa si intende quando parliamo di e-commerce?

 

Il termine, formato dalla contrazione delle parole inglesi electronic e commerce, indica un’attività di compravendita effettuata grazie all’utilizzo di internet. Il concetto di ecommerce, però, non si limita alla semplice transazione online, ma comprende tutte quelle fasi che caratterizzano un tradizionale scambio commerciale:

 

Ciò che differenzia in maniera sostanziale l‘e-commerce dal commercio tradizionale è il luogo nel quale avviene la compravendita; al luogo fisico del negozio si sostituisce il mondo virtuale, inaugurando un nuovo modo di competere sul mercato. Sono trascorsi quasi dieci anni da quando l’ormai colosso Amazon irruppe nel mercato presentando la propria libreria online. Per l’editoria iniziava una nuova epoca, poiché Amazon era capace di offrire una scelta di libri di gran lunga superiore, per assortimento e quantità, di qualsiasi altra libreria.

 

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”20111″ img_size=”full” style=”vc_box_shadow_3d” qode_css_animation=”element_from_right” transition_delay=”1″][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_column_text][su_list icon=”icon: arrow-right” icon_color=”#0068ec”]

  • la ricerca dei fornitori all’assistenza post vendita della clientela,
  • la selezione e l’acquisto delle merci da rivendere,
  • la gestione degli ordini da parte del cliente,
  • la distribuzione dei beni o l’erogazione dei servizi,
  • l’adempimento degli obblighi previsti dalla legge per la gestione del proprio negozio online.

[/su_list]

Ed è proprio questa la forza dell’ecommerce: offrire ed attingere ad una quantità,  potenzialmente illimitata, di beni che in un negozio fisico non sarebbe mai possibile allestire. Ad oggi è impossibile pensare che un’azienda rimanga competitiva, soprattutto in questo momento di crisi degli ultimi anni, senza prendere in considerazione l’opportunità di vendere online.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text][su_divider text=”Torna su” style=”dashed” divider_color=”#e6e6e6″ link_color=”#cdcdcd” margin=”20″][/su_divider][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text]

Ecommerce: il segreto per cavalcare l’onda della crisi

 

Negli ultimi anni, mentre migliaia di imprese chiudevano i battenti, schiacciate dal peso della crisi, il settore dell’e-commerce registrava un notevole incremento.

 

Nel 2012 la sua crescita è stata del 12% rispetto all’anno precedente, per un valore di circa 21 miliardi di euro3, contro i quasi 19 milioni di fatturato dell’anno precedente4. Dati da non tralasciare, considerando che il 2012 è stato uno degli anni in cui la crisi economica ha influito maggiormente sul potere di acquisto dei consumatori.

 

Nell’epoca del digitale, dei centri commerciali e dei non-luoghi, l’ecommerce si mostra essere per le aziende un’ottima soluzione per restare competitivi sul mercato. Il web permette infatti di inserirsi nel commercio globale, eliminando qualsiasi barriera geografica.

 

Un settore in pieno sviluppo, dunque, quello dell’e-commerce, che non vede porre freno alla sua corsa. L’enorme e rapida diffusione di internet, la nascita dei social network e lo sviluppo delle nuove forme di comunicazione hanno influito, e continuano ad influire notevolmente, sul modo in cui i consumatori orientano i loro acquisti.

 

Analizzando gli ultimi dati sull’andamento dell’ecommerce in Italia5, possiamo notare come alcuni settori in calo sul mercato tradizionale registrano un andamento verticalmente opposto sul mercato online, registrando una buona crescita del loro fatturato.

 

Ne è un esempio il settore del turismo, che nel 2013 ha occupato il 27% del fatturato totale, oppure quello della moda, all’interno del quale si è andato a delineare un nuovo equilibrio della catena di distribuzione.

 

Sono sempre più, infatti, i produttori che si rivolgono direttamente al consumatore finale, saltando in tal modo le fasi intermedie della filiera di distribuzione. Tra questi spiccano proprio quelli appartenenti al settore della moda e del lusso, non solo sul nostro mercato nazionale ma anche su quello estero.

 

Si prevedeva che nel 2014 l’aumento delle vendite sarebbe stato del 20% rispetto all’anno precedente, con un fatturato mondiale di circa 1500 milioni di dollari; dati che non cessarono di crescere nel 2015, quando i compratori online in Europa supereranno i 200 milioni6.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text][su_divider text=”Torna su” style=”dashed” divider_color=”#e6e6e6″ link_color=”#cdcdcd” margin=”20″][/su_divider][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text]

E-commerce: quali sono i fattori principali della sua crescita?

 

Nel corso degli ultimi anni sono stati due i fattori principali di tale incremento: il mobile e la diffusione dei centri commerciali online. Sebbene diversi anni fa, il numero di acquisti effettuati tramite smartphone o tablet era abbastanza ridotto, questo pare destinato ad essere il cavallo di battaglia per quanto riguarda il commercio elettronico dei prossimi anni, al punto che si è cominciato già a parlare di M-commerce (dove M sta per Mobile).

 

Piuttosto attive su questo versante, risultano essere al momento le aziende operanti nel settore turistico (si pensi alle applicazioni per smartphone che permettono di prenotare biglietti aerei o ferroviari). Ad oggi, l’utilizzo del mobile pare svolgere una funzione fondamentale nell’orientare il consumatore nel processo di acquisto. I quasi due miliardi di possessori di smartphone dichiarano infatti di farne ricorso per ricercare informazioni, come il prezzo o le opinioni di altri shoppers, su un prodotto di loro interesse.

 

L’uso attuale del dispositivo mobile, dunque, è ancora racchiuso nell’ambito dell’info-commerce7. Secondo una ricerca della School of Management del Politecnico di Milano condotta nel 2009, erano circa 18 milioni gli italiani che avrebbero fatto uso del web per trovare informazioni su prodotti e servizi oppure per comparare i prezzi. Il dato interessante che è emerso da tale ricerca è che il 31% del campione intervistato ha dichiarato che senza la guida di internet non avrebbe mai effettuato l’acquisto. Nonostante la ricerca del prodotto online non termini sempre con la vendita, il produttore ottiene comunque un notevole vantaggio nell’esporre il proprio catalogo sul web.

 

Otto italiani su dieci affermano di informarsi sul prodotto e sul prezzo tramite l’utilizzo di internet, per poi recarsi in negozio per concludere l’acquisto8.

 

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]Ricordiamo che parlare di e-commerce significa, infatti, prendere in considerazione la vendita o l’acquisto di beni tramite internet, al di là del fatto che il pagamento avvenga online oppure offline. Una peculiarità dell’ecommerce è proprio la predisposizione al multicanale; il luogo nel quale si effettua la vendita non è solo il sito web, ma si estende anche al negozio fisico e all’uso dei dispositivi mobili.

 

L’info-commerce è uno degli esempi più frequenti di multicanale nell’ambito del commercio elettronico: il consumatore naviga in rete per informarsi sul prodotto, comprenderne le caratteristiche e le funzionalità, compararne i prezzi e le opinioni ma non usa internet per concludere l’acquisto ed effettuare il pagamento. Le ultime due fasi della compravendita avvengono, in seguito, presso il negozio fisico.9

[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”20113″ img_size=”full” style=”vc_box_shadow_3d” qode_css_animation=””][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text]Questa tendenza di consumo è dovuta, nella maggior parte dei casi, alla diffidenza, generalmente diffusa, nei confronti dei metodi di pagamento, ritenuti, soprattutto negli anni addietro, poco sicuri e affidabili in termini di trattamento dei dati sensibili e tutela della privacy.

 

Tra i fattori che hanno inciso, purtroppo negativamente, sulla crescita delle vendite dirette sul web, sarebbe opportuno considerare quanto nella vita quotidiana dell’italiano medio, a dispetto degli shopper di altri Paesi europei, ci sia stato un utilizzo diffuso del denaro contante a discapito dei sistemi di pagamento elettronici.

 

Nel tempo si è assistito ad un progressivo mutamento di questa visione, grazie anche allo sviluppo di sistemi di acquisto online, ritenuti dall’opinione pubblica, più sicuri e veloci. Uno di questi, ad esempio, è Paypal.

 

In Italia attualmente sono circa 29 milioni gli acquirenti che accedono alla rete globale tramite dispositivo mobile. Sarà proprio questa la prossima sfida per le imprese, se vorranno restare competitive nella giungla del commercio elettronico.

 

Le ultime ricerche di mercato mostrano come le aziende capaci di cogliere le potenzialità del mobile, e di adattarsi a questo, abbiano innalzato o mantenuto costante la soglia del loro profitto, mentre invece si è registrato un calo per coloro che non sono riuscite ad adattarsi alle nuove strategie di mercato offerte dal progresso tecnologico.10

 

Si stimava che nel 2014 la diffusione del M-commerce avrebbe prodotto un fatturato di circa 24 miliardi di Euro. Accanto al Regno Unito, che vanta un mercato elettronico da dispositivo mobile ben saldo, con una spesa ci circa 8 miliardi di sterline nel 2013, ad emergere nel panorama europeo futuro saranno Polonia, Germania e Francia, con una crescita stimata rispettiva del 113%, del 112% e del 106%.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text][su_divider text=”Torna su” style=”dashed” divider_color=”#e6e6e6″ link_color=”#cdcdcd” margin=”20″][/su_divider][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text]

Ecommerce: il ruolo della glocalizzazione

 

È proprio nell’ambito dello sviluppo del mobile che acquista fondamentale importanza il concetto di glocalizzazione. Il termine, formato dalla contrazione delle parole global e localization, indica la fornitura di beni e servizi locali in ambito globale tramite l’utilizzo di tecnologie di comunicazione elettronica, prima tra tutte internet.

 

La glocalizzazione mira, infatti, alla creazione di beni destinati al mercato globale ma portatori dei costumi e rappresentanti delle culture locali. Per comprendere meglio il concetto, abbandoniamo per un momento il mondo dell’e-commerce, prendendo come esempio pratico la strategia adottata da una delle più grandi catene di fast food al mondo, ovvero la McDonald’s Corporation.

 

L’azienda, diversificando la propria offerta di a seconda dei Paesi nei quali sono dislocati i propri punti vendita (si pensi alla serie di menù McItaly, ideati appositamente per soddisfare la domanda del mercato italiano, o al nome del famoso Mc Chicken che nei paesi francofoni cambia nome in Mac Pollastre) ha avviato all’interno della propria strategia di marketing un modello di glocalizzazione. Ritornando nell’ambito del web, un chiaro esempio di glocalizzazione è la politica messa in atto da Yahoo!. La società offre versioni diversificate delle proprie pagine web a seconda degli utenti. I contenuti di Yahoo! vengono forniti in circa 25 lingue ed adattati alle diverse nazioni.11

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text][su_divider text=”Torna su” style=”dashed” divider_color=”#e6e6e6″ link_color=”#cdcdcd” margin=”20″][/su_divider][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column width=”1/4″][vc_single_image image=”20115″ img_size=”full” alignment=”center” style=”vc_box_shadow_3d” qode_css_animation=”element_from_left”][/vc_column][vc_column width=”3/4″][vc_column_text]

Ecommerce social: un’aiuto da Facebook

 

Una nuova linfa per lo sviluppo dell’e-commerce viene dal mondo dei social media, dando origine a quello che possiamo definire «marketing interattivo». Pensiamo, ad esempio, alla grande possibilità offerta da Facebook di creare ecommerce all’interno delle sue pagine (si parla appunto di F-commerce), incrementando notevolmente la comunicazione intorno al brand e, di conseguenza, la sua visibilità.

 

Quasi la totalità degli utenti Facebook (il 97%) acquista poi online i prodotti dei brand che segue sul social network poiché spesso, dopo aver messo «mi piace» sulla pagina di un determinato brand, l’utente segue le promozioni, si appassiona al prodotto, diventando il più delle volte un cliente affezionato.

 

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text]Ciò permette alle aziende, non solo di interagire ma di mettere in atto una sorta di fidelizzazione del cliente. Il bacino d’utenza offerto dalla creatura di Zuckerberg è vastissimo e non può certo essere tralasciato. Esso, oltre ad essere una buona vetrina, può rivelarsi uno strumento utile alle aziende per orientare la propria offerta in base ai gusti dei clienti, senza escludere poi, che in futuro sarà possibile vendere direttamente tramite la piattaforma Facebook.

 

[su_box title=”Social commerce” style=”soft” box_color=”#ffca73″ title_color=”#000000″ radius=”5″]

Nell’ambito dell’e-commerce, l’innovazione portata dal web 2.0 è dunque proprio l’interazione tra il commercio elettronico e i social media, la quale ha dato vita ad uno modo tutto originale di fare acquisti sul web, il cosiddetto Social commerce.

 

Quest’ultimo può essere identificato come un sistema di commercio elettronico dove a farla da padroni sono i continui feedback che gli utenti si scambiano. Caratteristiche del social commerce sono dunque l’interattività e l’incredibile dinamicità, che riguardano sia colui che compra che colui che vende.12[/su_box][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text][su_divider text=”Torna su” style=”dashed” divider_color=”#e6e6e6″ link_color=”#cdcdcd” margin=”20″][/su_divider][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text]

Quali risvolti avrà in futuro l’e-commerce?

 

Nel 2013 il fatturato mondiale raggiunto dell’e-commerce ha toccato i 1.250 miliardi di dollari, con una crescita del 18,3% rispetto all’anno precedente. Stessa crescita che fu prevista anche per il 2014 (20%), con un fatturato stimato di circa 1.500 miliardi di dollari.

 

Saranno le economie emergenti a dare nuovo slancio al ecommerce, grazie alla sempre maggiore diffusione della rete internet, dei dispositivi mobili e all’ingresso dei più famosi brand sul mercato internazionale. Innanzitutto la crescita riguarderà il Gigante asiatico, la Cina, che insieme all’Indonesia e all’India, arriverà a superare, durante i prossimi anni, il livello di spesa dell’America Settentrionale. Già nel 2013, l’e-commerce cinese si era posizionato al secondo posto in termini di fatturato, dopo gli Stati Uniti.

 

Al di là dei mercati asiatici, ad incrementare notevolmente la crescita del commercio elettronico mondiale saranno le economie emergenti nel Sud America (Messico, Argentina e Brasile) e la Russia.13 Per quanto riguarda il panorama europeo, ad affiancare i Paesi dove lo shopping online è ben consolidato, ossia Gran Bretagna, Germania e Francia, che insieme raccolgono circa il 70-80% del commercio elettronico europeo, saranno le economie emergenti dell’est europeo, in primis quella russa. Nella terra degli zar, si prevede che un incremento delle vendite on line del 200% nei prossimi tre anni.14

 

[su_box title=”E-commerce in Italia nei prossimi anni” style=”soft” box_color=”#ffca73″ title_color=”#000000″ radius=”5″]

Ritornando al nostro “Bel Paese”, i compratori italiani mostrano una buona propensione per l’acquisto online, facendo registrare negli ultimi anni una tendenza più che positiva. Il profilo degli acquirenti coincide in sostanza con quello di coloro che navigano abitualmente in internet: giovani e con un reddito medio-alto.

 

I settori merceologici variano a seconda del genere; mentre gli uomini acquistano maggiormente nell’ambito dell’elettronica di consumo e del gioco d’azzardo, le donne prediligono nettamente il settore del turismo e della moda. Si possono evidenziare alcune differenze anche in base alla provenienza geografica: se nelle regioni del Nord le vendite sono concentrate maggiormente intorno al Turismo, nel Sud è l’Elettronica di consumo a prevalere.

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La motivazione principale per la quale un utente sceglie di acquistare online è:

 

[su_list icon=”icon: check-square-o” icon_color=”#008e15″]

  • il prezzo conveniente, come dichiarato da circa il 70% dei compratori.
  • al secondo posto troviamo la comodità, ossia la possibilità di fare acquisti comodamente seduti sul divano e senza dover uscire da casa.

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Ad orientare le scelte di acquisto del consumatore è inoltre il brand: un’acquirente su quattro, infatti, sa già su quale sito andare per effettuare la compravendita. L’ecommerce vanta oggi un potenziale enorme e si presenta per le imprese come una delle poche opportunità per sopravvivere alla crisi e tenere alto il proprio profitto. Ricordiamoci a proposito che, quando parliamo di commercio elettronico, non dobbiamo fossilizzarci alla compravendita tra consumatore e azienda.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text][su_divider text=”Torna su” style=”dashed” divider_color=”#e6e6e6″ link_color=”#cdcdcd” margin=”20″][/su_divider][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text]

E-commerce: distinguere le varie tipologie

Il concetto di e-commerce è molto più vasto e può essere suddiviso in quattro categorie, che si differenziano tra loro a seconda del soggetto che opera ed effettua la transazione online.

Possiamo quindi individuare le seguenti tipologie:

 

[su_list icon=”icon: mail-forward” icon_color=”#cf7900″]

  • Business to Consumer (B2C)
  • Il privato acquista online un prodotto al dettaglio. I dati richiesti sono solamente quelli legati alla vendita, dunque l’acquisto può essere effettuato da chiunque. È certamente la forma di ecommerce più diffusa;
  • Business to Business (B2B)
  • Questa tipologia di vendita riguarda le sole aziende, che acquistano beni o servizi legati al proprio ambito professionale. L’accesso è di conseguenza riservato alle imprese o a coloro dotati di partita IVA ed è chiuso al privato;
  • Consumer to Business (C2B)
  • In questo caso sono i privati che vendono alle aziende. In realtà questa tipologia è ad oggi poco diffusa. Un esempio, però, può essere una casa d’asta che compra un’opera d’arte da un privato;
  • Consumer to Consumer (C2C)
  • È il privato che vende direttamente ad un altro privato, in seguito all’inserimento di un annuncio sul web. Un esempio di questa tipologia sono le piattaforme web come ebay.
  • Tra i quattro modelli appena descritti, quelli più diffusi sono il B2C e il B2B. Negli ultimi tempi sta progressivamente acquistando terreno anche la vendita online tra privati, la tipologia C2C.

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Il funzionamento dell’e-commerce non si differenzia molto da quello di un tradizionale negozio. La vendita non è assicurata per il semplice fatto di essere online, ma occorre sviluppare le giuste strategie di vendita per ottenere il ricercato successo. Nell’epoca dei «nativi digitali» e della connettività, il commercio elettronico è sicuramente la nuova strada da intraprendere per sopravvivere alla sempre più schiacciante concorrenza e alle conseguenze economiche portate in seguito alla globalizzazione dei mercati.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text][su_divider text=”Torna su” style=”dashed” divider_color=”#e6e6e6″ link_color=”#cdcdcd” margin=”20″][/su_divider][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” type=”full_width” in_content_menu=”” text_align=”left” css_animation=””][vc_column][vc_column_text]

Ecommerce  Storia > 20 anni di timeline

20 anni fa, il primo ecommerce di vendita

 

[su_list icon=”icon: calendar” icon_color=”#000000″]

  • Nel 1994 la prima vendita on line è stata l’acquisto di un CD di Sting. Questo evento monumentale è stato reso possibile da Netscape, una società che ha introdotto la crittografia SSL per effettuare acquisti online sicuri.
  • Il 1995 vide  la nascita del gigante che ora è Amazon. Fu Jeff Bezos a lanciarlo. Al principio Amazon è iniziato come un negozio di libri on-line e ancora oggi vende libri, ma ora vende anche quasi tutto quello che si può pensare. Oggi Amazon ha un fatturato annuo di quasi 75 miliardi.Ma un altro gigante è nato in questo anno … eBay! Un programmatore di computer di nome Pierre Omidyar fondò quello che una volta era AuctionWeb. Dopo aver venduto il primo elemento, un puntatore laser rotto, Pierre capì il potenziale di AuctionWeb e ha iniziato a lavorare sul progetto a tempo pieno. Questo progetto alla fine è diventato quello che noi tutti oggi conosciamo come eBay.
  • Nel 1998 una società denominata Confinity è stata fondata da Max Levchin, Peter Thiel, Luca Nosek, e Ken Howery. Nel 1999 Confinity ha lanciato un servizio di trasferimento di denaro online che ora è conosciuto come PayPal.
  • Nel 2002 Google ha iniziato quello che oggi è conosciuto come Google Shopping. Nel 2002 Google Shopping è stato chiamato Froogle. Froogle è stato un ottimo modo per le piccole imprese di pubblicizzare i loro prodotti gratuitamente. Purtroppo Google, una macchina per fare soldi, ha deciso di cambiare Froogle a Google Shopping e basarlo su un modello pay-per-click.
  • Nel 2006 Facebook ha firmato un accordo con Microsoft per fornire e vendere gli annunci sul loro sito in modo da iniziare a trarre profitti. Questo ha fatto molto piacere alle aziende ecommerce in quanto avrebbero potuto ora raggiungere un pubblico che erano per lo più esperti di tecnologia e aperti all’idea di acquistare on-line. Facebook advertising ha percorso una lunga strada dal 2006 con annunci mirati, annunci video e annunci della timeline.
  • Nel 2007 la piattaforma di ecommerce popolare, Magento, iniziato lo sviluppo. Il sistema di gestione dei contenuti ecommerce è stato creato dalla Varien con l’aiuto di volontari. eBay successivamente ha acquistato il 49% di proprietà di Magento ed nel 2011 ne è divenuto proprietario al 100%.
  • Nel 2014 eBay ha rivelato che durante i mesi di febbraio e marzo un attacco hacker al proprio Data Base aveva violato le password di tutti gli utenti, i nomi utente, numeri di telefono, indirizzi e dettagli del pagamento. Questo problema di protezione ha comportato un crash del valore azionario di eBay.

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Ad oggi nel 2014 l’ecommerce italiano cresce ed ha giro d’affari oltre gli 11 miliardi.

Secondo l’analisi effettuata dall’Osservatorio eCommerce B2c,realizzato da Netcomm in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano l’attività e-comerce è nel complesso positiva soprattutto in una fase di persistente difficoltà per l’economia italiana.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]